Che cosa deve pagare l'indennità di esproprio
La Costituzione ammette l'esproprio solo «salvo indennizzo» (art. 42). La Corte costituzionale ha chiarito che l'indennizzo deve essere un serio ristoro, con un ragionevole legame con il valore di mercato del bene. Con le sentenze 348/2007 e 181/2011 ha cancellato i vecchi criteri, che pagavano una frazione del prezzo reale.
Le regole di partenza, valide per ogni tipo di bene, sono nell'art. 32 del D.P.R. 327/2001:
- Data di riferimento. Il bene si valuta com'è alla data dell'accordo di cessione o del decreto di esproprio.
- Vincoli. Contano i vincoli che il piano urbanistico impone in generale a una zona. Non conta il vincolo messo apposta per l'opera, e non conta l'effetto dell'opera stessa sul valore.
- Migliorie tardive. Costruzioni, piantagioni e migliorie fatte dopo la comunicazione dell'avvio del procedimento si presumono fatte per ottenere di più e non si pagano.
- Materiali. Può portare via a sue spese i materiali rimovibili, se non ostacola l'opera.
Come si calcola l'indennità per un'area edificabile
Per un terreno edificabile l'indennità è pari al valore venale, cioè al prezzo che l'area otterrebbe in una libera compravendita (art. 37, nel testo riscritto dalla legge 244/2007 dopo la sentenza 348/2007). Su questa base:
- si toglie il 25% solo se l'esproprio serve a interventi di riforma economico-sociale;
- si aggiunge il 10% se firma l'accordo di cessione, se l'accordo salta per motivi che non dipendono da lei, oppure se l'indennità provvisoria offerta, attualizzata, risulta inferiore agli otto decimi di quella definitiva.
Conta l'edificabilità legale ed effettiva al momento del decreto o dell'accordo, in pratica la destinazione del piano urbanistico vigente. Le costruzioni abusive non si considerano e un vincolo di inedificabilità assoluta esclude l'edificabilità legale. Il vecchio tetto pari al valore dichiarato ai fini ICI non esiste più: la Corte costituzionale lo ha annullato con la sentenza 338/2011. Aree edificabili: la guida completa.
Se legge ancora di una media tra valore venale e redditi dominicali, ridotta del 40% senza accordo, è la formula cancellata nel 2007.
Terreni agricoliTerreni agricoli e non edificabili: conta il valore di mercato
Per i terreni non edificabili la legge usava il valore agricolo medio (VAM), un valore per ettaro fissato in tabelle provinciali per ciascun tipo di coltura. Con la sentenza 181/2011 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi i commi 2 e 3 dell'art. 40. Un valore di tabella ignora la posizione del fondo, l'acqua e gli accessi, e non ha un legame ragionevole con il mercato.
Oggi resta il comma 1: il terreno si valuta tenendo conto delle colture effettivamente praticate e dei fabbricati legittimi, anche in relazione all'azienda agricola. La Cassazione lo legge come un rinvio al valore venale anche per i suoli agricoli (Cass. 5686/2017) e indica come metodo più adatto il confronto con compravendite di terreni simili (Cass. 11196/2018). Se il terreno ha possibilità di utilizzo «intermedie» tra quella edilizia e quella solo agricola, anche queste vanno considerate (Cass. ord. 25154/2024).
Il VAM serve ancora in due casi: per calcolare l'indennità aggiuntiva di chi coltiva e, per un terreno senza usi diversi da quello agricolo, come semplice parametro di confronto (Cass. ord. 18669/2024). Un'offerta ottenuta solo moltiplicando gli ettari per il VAM è quasi sempre bassa. Terreni agricoli: cosa le spetta.
Case e fabbricatiCase e fabbricati: valore venale e parti abusive
Per una costruzione legittimamente edificata l'indennità è il valore venale (art. 38). Se l'edificio, o una sua parte, è stato realizzato senza titolo edilizio o in difformità, si paga solo l'area di sedime, valutata come area edificabile, oppure la sola parte legittima. Se c'è una domanda di sanatoria ancora pendente, l'ente, sentito il Comune, valuta se l'opera sia sanabile, ma solo per calcolare l'indennità.
Per i fabbricati la cessione volontaria non aggiunge il 10%: il corrispettivo resta il valore venale (art. 45). Esproprio della casa: la guida.
Chi coltivaLe indennità aggiuntive per chi coltiva il fondo
Accanto all'indennità per il terreno ne esiste un'altra, che compensa il lavoro agricolo perso. Si calcola ancora sul VAM della coltura praticata, moltiplicato per la superficie espropriata, e spetta a:
- il proprietario coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale (oggi IAP), in aggiunta all'indennità per il terreno (art. 40, comma 4);
- il fittavolo, il mezzadro o il compartecipante costretto a lasciare in tutto o in parte il fondo che coltiva direttamente da almeno un anno prima della dichiarazione di pubblica utilità, dopo una sua dichiarazione (art. 42);
- chi coltiva un'area edificabile usata a scopi agricoli, alle stesse condizioni (art. 37, comma 9).
Queste indennità sono sopravvissute alla sentenza 181/2011, come ha confermato la Corte dei conti (parere 29/2012), e la Cassazione le calcola sul VAM della coltura praticata (Cass. ord. 18266/2026). Indennità aggiuntiva: requisiti e prove.
Parte residuaEsproprio parziale: si paga anche il valore perso dal resto
Quando l'ente prende solo una parte di un bene unitario, l'indennità deve tenere conto della perdita di valore della parte che le resta (art. 33). La Cassazione usa il criterio differenziale: valore dell'intero prima dell'esproprio meno valore del residuo dopo (Cass. 14891/2017). Pensi a un fondo tagliato in due da una strada, a un accesso perso, a una forma irregolare che rende difficile coltivare o costruire.
Se l'opera dà alla parte residua un vantaggio immediato e speciale, il vantaggio si detrae, ma con dei limiti: l'indennità non può mai scendere sotto la metà. Esproprio parziale.
Occupazione e servitùOccupazione, servitù e danni permanenti
Occupazione. Se l'ente occupa il terreno prima di pagarlo (occupazione d'urgenza) o lo usa solo per il cantiere (occupazione temporanea), le spetta per ogni anno un dodicesimo di quanto riceverebbe in caso di esproprio. Per ogni mese o frazione di mese spetta un dodicesimo della somma annua, cioè 1/144 (art. 50). Molti siti scrivono «un dodicesimo al mese», ed è sbagliato. Con un'indennità di esproprio di 120.000 €, l'occupazione vale 10.000 € all'anno, circa 833 € al mese. Nell'occupazione d'urgenza si conta dall'immissione in possesso fino al pagamento (art. 22-bis, comma 5). Occupazione d'urgenza.
Servitù. Per un elettrodotto, un metanodotto o un acquedotto spesso non si espropria il terreno ma si impone una servitù. L'indennità compensa la perdita di valore del fondo (art. 44). La Cassazione la calcola come una percentuale dell'indennità di esproprio, che ne è anche il tetto, più la svalutazione della parte non asservita (Cass. ord. 18581/2020). La vecchia regola del «quarto del valore» dell'art. 123 del R.D. 1775/1933 è abrogata e sopravvive solo come prassi dei periti.
Danni permanenti. Se l'opera fa perdere valore al suo immobile in modo permanente, ad esempio per rumori o vibrazioni oltre la normale tollerabilità, può spettarle un'indennità anche senza esproprio (art. 44).
InteressiInteressi e tempi di pagamento
L'indennità è un debito di valuta. Non si rivaluta con l'inflazione, ma produce interessi al tasso legale, che nel 2026 è dell'1,60% annuo. Chi accetta l'indennità provvisoria riceve un acconto dell'80% e gli interessi dalla data dell'immissione in possesso (art. 20, comma 6). Il saldo va pagato entro 60 giorni dal deposito dei documenti di proprietà, poi scattano gli interessi (comma 8).
Se il giudice riconosce una somma più alta, gli interessi corrono sulla differenza dalla data dell'esproprio (Cass. ord. 3274/2021). Indennità provvisoria: accettare o no.
Esempio 1Esempio di calcolo per un terreno edificabile
Esempio ipotetico. Un'area di 800 m² in zona residenziale viene espropriata per allargare una strada comunale. Le compravendite recenti di lotti simili nella zona sono intorno a 120 €/m². L'ente ha occupato l'area d'urgenza dieci mesi prima di pagare.
- Valore venale: 800 m² × 120 €/m² = 96.000 €.
- Aumento del 10% per l'accordo di cessione: 9.600 €.
- Occupazione d'urgenza per 10 mesi: 96.000 € ÷ 144 × 10 = 6.667 € circa.
- Totale: 112.267 € circa, più gli interessi legali se il pagamento tarda.
Se l'ente avesse offerto 70.000 € e la stima definitiva arrivasse a 96.000 €, il 10% le spetterebbe anche senza accordo, perché 70.000 € è meno degli otto decimi di 96.000 € (76.800 €). Se l'area è nelle zone omogenee A, B, C o D, l'ente trattiene il 20% a titolo d'imposta (21.120 € su 105.600 €), salvo opzione per la tassazione ordinaria.
Esempio 2Esempio di calcolo per un terreno agricolo coltivato
Esempio ipotetico. Un coltivatore diretto possiede 1,5 ettari (15.000 m²) di seminativo irriguo con un pozzo e un impianto di irrigazione fisso. Il fondo viene espropriato per intero per una cassa di espansione. Terreni simili nella zona si vendono intorno a 4,80 €/m². Nella tabella VAM della provincia il seminativo irriguo vale, poniamo, 26.000 € per ettaro.
- Terreno al valore di mercato: 15.000 m² × 4,80 €/m² = 72.000 €.
- Pozzo e impianto irriguo, se non già compresi nei prezzi di confronto: 6.000 €.
- Indennità aggiuntiva del coltivatore diretto: 1,5 ha × 26.000 €/ha = 39.000 €.
- Totale: 117.000 €.
Un'offerta costruita con il vecchio metodo, cioè ettari per VAM, darebbe per il terreno 39.000 € invece dei 72.000 € del mercato. Il fondo è in zona agricola E, quindi di regola l'indennità non è tassata (art. 35). Se il fondo fosse coltivato da un affittuario da più di un anno prima della dichiarazione di pubblica utilità, i 39.000 € dell'indennità aggiuntiva spetterebbero a lui e il proprietario riceverebbe 78.000 €.
Esempio 3Esempio di calcolo per una casa con esproprio parziale
Esempio ipotetico. Una villetta con giardino su un lotto di 1.200 m². Per allargare la strada l'ente espropria una striscia di 300 m² di giardino e occupa per otto mesi altri 150 m² per il cantiere. Un perito stima l'intera proprietà 380.000 € prima dell'esproprio e 320.000 € dopo. La casa sarà più vicina al traffico, perde due posti auto e l'ingresso va rifatto in pendenza.
- Indennità con il criterio differenziale: 380.000 € − 320.000 € = 60.000 €. Comprende il valore della striscia (300 m² a 60 €/m², cioè 18.000 €) e il deprezzamento della casa e del giardino che restano (42.000 €).
- Occupazione temporanea dei 150 m²: in caso di esproprio varrebbero 150 × 60 € = 9.000 €, quindi 9.000 € ÷ 144 × 8 mesi = 500 €.
- Totale: 60.500 €, oltre agli interessi se il pagamento tarda.
Una stima che pagasse solo i 300 m² di giardino si fermerebbe a 18.000 €.
CalcolatoreCome usare il calcolatore dell'indennità
Il calcolatore qui sotto applica queste regole in forma semplificata. Per usarlo:
- scelga il tipo di bene e inserisca i metri quadrati espropriati;
- indichi un valore al metro quadro ricavato da compravendite recenti di beni simili, non dalla tabella VAM;
- se coltiva il fondo, spunti la casella e inserisca il VAM della coltura in euro per ettaro;
- aggiunga i mesi di occupazione e, se l'esproprio è parziale, la perdita di valore della parte che resta;
- inserisca l'importo offerto e la data di notifica: vedrà la differenza e la scadenza dei 30 giorni.
Il risultato non considera tasse, interessi né vincoli urbanistici. Serve a capire se l'offerta è lontana dal mercato. Se lo è, ce la invii: la prima verifica è gratuita. Altri casi sono nella pagina quanto pagano per un esproprio.
TasseL'indennità di esproprio è tassata?
Dipende dalla zona urbanistica. Per chi non è imprenditore, l'indennità e il corrispettivo della cessione sono tassati solo se il terreno è nelle zone omogenee A, B, C o D. L'ente trattiene il 20% a titolo d'imposta, con la possibilità di optare per la tassazione ordinaria (art. 35). In zona agricola E di regola non si paga. Gli interessi e l'indennità di occupazione sono invece sempre redditi diversi da dichiarare. Dal 2024, secondo l'Agenzia delle Entrate, anche l'indennità di servitù è un reddito diverso (Risposta 289/2025). Tasse sull'indennità: la guida.