Guida pratica · Art. 33 del Testo unico

Esproprio parziale: come farsi pagare anche il deprezzamento della parte residua

Quando l'ente espropria solo una parte di un terreno o di un immobile unitario, l'indennità non deve pagare solo i metri quadrati presi. Deve tenere conto anche della perdita di valore della parte che le resta: un accesso perso, una forma irregolare, un fondo tagliato in due. Qui le spieghiamo come si calcola, con un esempio.

In 30 secondi

Nell'esproprio parziale di un bene unitario l'indennità deve comprendere anche il deprezzamento della parte che resta al proprietario (art. 33 del D.P.R. 327/2001). La Cassazione la calcola con il criterio differenziale: valore dell'intero prima dell'esproprio meno valore del residuo dopo. Se l'opera dà alla parte residua un vantaggio immediato e speciale, si detrae, ma l'indennità non può mai scendere sotto la metà. Controlli che questa voce ci sia già nell'indennità provvisoria: ha 30 giorni dalla notifica per decidere se accettarla.

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Che cos'è

Che cos'è l'esproprio parziale di un bene unitario

Si parla di esproprio parziale quando l'ente prende solo una parte di un bene che, per come è fatto e per come viene usato, forma un'unica entità. Pensi a un'azienda agricola attraversata da una nuova strada, a un lotto edificabile di cui si prende una fascia per un marciapiede, a una villa con giardino che perde l'ingresso. La parte espropriata si paga. Ma spesso il danno più grande è quello che subisce la parte che resta.

L'art. 33 del D.P.R. 327/2001 lo dice chiaramente. Nel caso di esproprio parziale di un bene unitario, il valore della parte espropriata si determina «tenendo conto della relativa diminuzione di valore» del resto. L'indennità, quindi, comprende due cose:

  • il valore dell'area espropriata;
  • la perdita di valore della parte residua, cioè quella che le resta.

Per un terreno agricolo il valore di partenza è quello di mercato, non il vecchio valore agricolo medio (Corte costituzionale, sentenza 181/2011). Terreni agricoli.

Come si calcola

Il criterio differenziale: valore prima meno valore dopo

La legge non scrive una formula. È la Cassazione che applica il cosiddetto criterio differenziale, che viene dalla vecchia legge del 1865 sugli espropri (art. 40 della legge 2359/1865, richiamato ad esempio in Cass. 14891/2017):

  1. si stima il valore di mercato dell'intero bene prima dell'esproprio;
  2. si stima il valore di mercato della parte residua dopo l'esproprio, tenendo conto di come la cambia l'opera;
  3. l'indennità è la differenza tra i due valori.

Il vantaggio di questo metodo è che cattura tutto in un colpo solo: i metri quadrati presi e il danno alla parte che resta. Se l'ente si limita a moltiplicare la superficie espropriata per un prezzo al metro quadro, la stima è quasi sempre incompleta.

Le voci che fanno scendere il valore della parte residua sono concrete. Ad esempio:

  • la perdita o l'allungamento dell'accesso alla strada;
  • una forma irregolare o una dimensione troppo piccola per lavorarla con i mezzi agricoli;
  • il fondo diviso in due, con percorsi più lunghi tra una parte e l'altra;
  • la perdita di un pozzo, di una rete di irrigazione o di drenaggi che servivano tutto il fondo;
  • per un'area edificabile, la riduzione della capacità edificatoria o la perdita di un lotto utile.
Vantaggio speciale

Il vantaggio speciale e i limiti alla detrazione

A volte l'opera non danneggia la parte residua, anzi la valorizza. Una nuova strada, ad esempio, può dare a un terreno un affaccio diretto che prima non aveva. L'art. 33, comma 2, prevede che il vantaggio immediato e speciale per la parte non espropriata si detragga dall'indennità. Deve essere un vantaggio proprio di quel bene, non il beneficio generale che l'opera porta a tutta la zona.

La detrazione, però, ha dei limiti (comma 3):

  • se il vantaggio supera un quarto dell'indennità, il proprietario può abbandonare l'intero bene, e in quel caso non si fa alcuna detrazione;
  • l'espropriante può evitare l'abbandono pagando almeno tre quarti dell'indennità;
  • in ogni caso l'indennità non può scendere sotto la metà di quella calcolata tenendo conto della diminuzione di valore.

Se nella stima dell'ente trova una voce di «vantaggio» che riduce l'indennità, chieda come è stata calcolata e verifichi che si tratti davvero di un vantaggio speciale per il suo bene.

Danni e servitù

Danni permanenti e servitù sulla parte che resta (art. 44)

Accanto all'art. 33 c'è l'art. 44. Riconosce un'indennità a chi, per l'esecuzione di un'opera pubblica, si ritrova il fondo gravato da una servitù o subisce una diminuzione permanente di valore per la perdita o la ridotta possibilità di esercitare il diritto di proprietà.

  • Il danno deve riguardare un diritto. Non si paga la perdita di un vantaggio a cui il proprietario non aveva diritto (comma 2).
  • La diminuzione di valore deve essere apprezzabile. Per la Cassazione la sola perdita di luce o di veduta di regola non basta, mentre rumori o vibrazioni oltre la normale tollerabilità possono bastare.
  • L'indennità spetta anche dopo una cessione volontaria e si può concordare prima o durante i lavori.

Per le servitù di elettrodotti e gasdotti la Cassazione applica un ragionamento simile: oltre alla fascia asservita, si indennizza la svalutazione della parte non asservita del fondo (ord. 18581/2020). Elettrodotti e metanodotti.

I relitti

Quando la parte che resta non serve più: la richiesta dei relitti

A volte il pezzo che resta è così piccolo o così scomodo da non valere quasi nulla. In questi casi può chiedere che l'esproprio comprenda anche i relitti, cioè le parti residue difficili da usare.

Lo prevede l'art. 16 del D.P.R. 327/2001. La richiesta va inserita nelle osservazioni che si presentano dopo l'avviso di avvio del procedimento, prima che il progetto venga approvato, entro il termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione dell'avviso. L'autorità decide con un atto motivato. Avviso di avvio e osservazioni.

Se quel momento è passato, il deprezzamento del residuo resta comunque una voce dell'indennità, da far valere nelle osservazioni sull'indennità provvisoria, nella stima del collegio tecnico o, se serve, nell'opposizione alla stima.

Esempio

Esproprio parziale: un esempio in euro

Esempio ipotetico. Un fondo agricolo irriguo di 10.000 m² confina a sud con una strada comunale, da cui ha l'unico accesso. Per una variante stradale l'ente espropria la fascia sud, 3.000 m². I 7.000 m² che restano non hanno più un accesso diretto: per raggiungerli serve un percorso di oltre un chilometro su una strada poderale altrui.

  • Valore di mercato dell'intero fondo prima dell'esproprio: 10.000 m² × 6 €/m² = 60.000 €.
  • Valore della parte residua dopo l'esproprio, senza accesso diretto: 7.000 m² × 4 €/m² = 28.000 €.
  • Indennità con il criterio differenziale: 60.000 € − 28.000 € = 32.000 €.

Se l'ente avesse pagato solo la superficie presa, avrebbe offerto 3.000 m² × 6 €/m² = 18.000 €. La differenza, 14.000 €, è proprio il deprezzamento della parte residua: 7.000 m² che passano da 6 a 4 €/m². I valori al metro quadro vanno dimostrati con vendite comparabili e con una perizia, e l'ente può contestarli. Ma è una voce che va chiesta: raramente viene offerta spontaneamente.

Voci da controllare

Esproprio parziale: cosa deve comprendere l'indennità

Le principali voci che incidono sul valore della parte residua e la norma di riferimento. Non tutte ricorrono in ogni caso.

VoceEsempioNorma
Area espropriataI 3.000 m² presi per la strada, a valore di mercatoArtt. 37 e 40
Deprezzamento della parte residuaIl fondo perde l'accesso diretto o diventa difficile da coltivareArt. 33, comma 1
Vantaggio speciale da detrarreIl residuo acquista un affaccio diretto sulla nuova stradaArt. 33, commi 2 e 3
Servitù o danno permanenteFascia asservita, vibrazioni oltre la normale tollerabilitàArt. 44
Richiesta di espropriare i relittiUn ritaglio residuo troppo piccolo per essere usatoArt. 16
Occupazione temporanea delle aree di cantierePista di accesso o deposito materiali sul fondo residuoArtt. 49 e 50
Domande frequenti

Dubbi sull'esproprio parziale

Come si calcola l'indennità nell'esproprio parziale?

Con il criterio differenziale usato dalla Cassazione: si stima il valore di mercato dell'intero bene prima dell'esproprio e quello della parte residua dopo. L'indennità è la differenza, che comprende anche il deprezzamento del residuo (art. 33 D.P.R. 327/2001).

Cosa vuol dire bene unitario nell'esproprio parziale?

Un bene che, per come è fatto e per come viene usato, forma un'unica entità economica: ad esempio un fondo agricolo coltivato insieme, un lotto edificabile o un immobile con il suo giardino. Se si espropria una parte, ne risente anche il resto.

Il vantaggio dell'opera può ridurre l'indennità?

Sì, se è un vantaggio immediato e speciale per la parte che resta. Ma ci sono limiti: se supera un quarto dell'indennità il proprietario può abbandonare l'intero bene, e in ogni caso l'indennità non scende sotto la metà (art. 33, comma 3).

Posso chiedere di espropriare anche la parte che resta?

Sì, se la parte residua è difficile da usare. La richiesta dei relitti va inserita nelle osservazioni all'avviso di avvio del procedimento, entro 30 giorni (art. 16). L'autorità decide con un atto motivato.

L'esproprio parziale di un terreno agricolo si paga a VAM?

No. Dopo la sentenza della Corte costituzionale 181/2011 l'indennità per i terreni agricoli segue il valore di mercato, e su quella base si calcola anche il deprezzamento della parte residua.

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